Le Imprese Italiane ed un “corretto e sano” utilizzo dell’amico”fido”…di c/c

Le Imprese Italiane ed un “corretto e sano” utilizzo dell’amico”fido”…di c/c

Con questo mio articolo, voglio porre alla Vostra attenzione, quanto sia delicata e non trascurabile, la gestione del Vostro Fido di Conto Corrente.

Il Fido di c/c è uno dei più vecchi strumenti finanziari di cui si dotano le imprese italiane: dopo qualche minuto dalla loro costituzione….eccolo che nasce anche lui…fedele…

Negli anni ha sempre dimostrato le sue “qualità” grazie alla quali le aziende possono disporre di una liquidità (accordata) da un Istituto di Credito ad un tasso di interesse.

Mentre una linea di credito a medio e lungo termine, prevede una finalità e quindi una programmazione specifica, un’azienda, che disponga del Suo Fido di c/c, è facoltizzata a disporre di una liquidità indipendentemente dalla  finalità della spesa.

Altro elemento che caratterizza il “nostro amico FIDO” è la tempistica: il suo utilizzo deve essere limitato nel tempo (qualche settimana/mese) ed elastico, non immobile…..”ha bisogno di correre”……

Tali dinamiche, converrete con me, sono estremamente soggettive, e non sempre le imprese riescono a “gestire” questo strumento con la giusta attenzione e prudenza….

Ha rappresentato, sempre più, negli ultimi anni, lo strumento con cui sostenere l’attivo circolante di un’azienda (insoluti etc etc) e sempre meno gli “imprevisti”….

Da circa un anno, abbiamo appreso come sia stata elaborata la riforma della Legge fallimentare: è stato introdotto l’istituto dell’allerta rappresentato dalle misure volte a prevenire la crisi di impresa. Il prossimo 15 agosto 2020 entrerà in vigore.

Vi risparmio, volutamente, la narrazione di ogni articolo, ma credo sia importante darVi alcuni flash su tale norma per farVi cogliere lo stretto collegamento di come  anche la gestione del nostro “amico FIDO” sia stata attenzionata dal legislatore.

L’art. 2 del Codice della crisi definisce la CRISI come “… lo stato di difficoltà economico-finanziaria che rende probabile l’insolvenza del debitore, e che per le imprese si manifesta come inadeguatezza dei flussi di cassa prospettici a far fronte regolarmente alle obbligazioni pianificate …”.

L’art.3 del Codice della crisi stabilisce l’obbligo per l’imprenditore individuale di “… adottare misure idonee a rilevare tempestivamente lo stato di crisi e assumere senza indugio le iniziative necessarie a farvi fronte …” e l’obbligo per l’imprenditore collettivo “… di adottare un assetto organizzativo adeguato … ai fini della tempestiva rilevazione dello stato di crisi e dell’assunzione di idonee iniziative.”

L’art. 13 del Codice della crisi definisce gli INDIZI che segnalano potenzialmente il sorgere della crisi in un’azienda “… gli squilibri di carattere reddituale, patrimoniale o finanziario, rapportati alle specifiche caratteristiche dell’impresa e dell’attività imprenditoriale svolta dal debitore, tenuto conto della data di costituzione e di inizio dell’attività, rilevabili attraverso appositi indici che diano evidenza della sostenibilità dei debiti per almeno i sei mesi successivi e delle prospettive di continuità aziendale per l’esercizio in corso o, quando la durata residua dell’esercizio al momento della valutazione è inferiore a sei mesi, per i sei mesi successivi.

A questi fini, sono indicatori significativi quelli che misurano la sostenibilità degli oneri dell’indebitamento con i flussi di cassa che l’impresa è in grado di generare e l’adeguatezza dei mezzi propri rispetto a quelli di terzi.

In un’impresa in equilibrio, i flussi di cassa reddituali devono essere positivi e impiegati per investire nella struttura e rimborsare armonicamente i finanziamenti ottenuti.

In altre parole, in presenza di equilibrio, il nostro amico “fido”, “è correttamente movimentato” perchè non viene utilizzato: il flusso reddituale di cassa è superiore alla somma degli altri due flussi, in modo da ottenere liquidità finali maggiori delle iniziali e idonee a supportare i successivi esercizi.

Il piano finanziario, attraverso i suddetti flussi di cassa prospettici, è il documento base su cui fondare la definizione di crisi sopra riportata, in quanto è nel suo sviluppo che si può prospettare la futura insolvenza o score andamentale rappresenta il punteggio attribuito dalla banca, sulla base dell’esito degli indicatori di bancabilità.

Eggià….forse ora vi è più chiaro anche il nesso “fido di c/c” e rating bancario.

Il rating bancario è influenzato da diversi elementi, spesso non meglio definiti dall’operatore bancario, che determinano lo score interno.

Lo score analizza mensilmente le informazioni della banca su tutti i clienti che ha in portafoglio, discriminando con predittività di almeno dodici mesi le relazioni che manifestano sintomi di deterioramento del rischio di credito rispetto a quelle “sane”.

Lo score si basa su dati interni alla banca riguardo il comportamento di fido del cliente nei confronti dell’istituto e del sistema bancario.

La combinazione tra score di andamento e rating d’impresa fornisce il rating integrato che tiene dunque conto, oltre che degli aspetti quantitativi dei bilanci e di quelli qualitativi legati al contesto competitivo e, settoriale in cui l’azienda si colloca, anche dell’aspetto comportamentale  dell’azienda rispetto al sistema bancario ed il corretto utilizzo delle linee di credito accordate…a partire proprio dal “fido”….

L’istituto di credito, nella definizione ed assegnazione del Vostro rating, tiene conto, dello score di ogni tipo di operazione (o forma tecnica di utilizzo) a cui viene associato una stima di esposizione al default (EAD), cioè una valutazione dell’esposizione che si potrebbe verificare entro 1 anno, qualora la controparte diventasse insolvente.

Quindi, la valutazione della forma tecnica degli affidamenti, unitamente alle garanzie offerte, ed ai dati di comportamento di fido a livello di sistema,  influenza la stima del LOSS GIVEN DEFAULT (LGD), ossia la % dell’esposizione complessiva accordata e potenzialmente non recuperabile in caso di insolvenza dell’impresa affidata (PD).

L’aumento della rischiosità finanziaria dell’impresa, unitamente ad un incremento della probabilità di subire una perdita attesa in brevissimo tempo, sono elementi che la banca include nella politica di pricing ossia nella politica dei tassi attivi sui prestiti che tendono a riflettere tali aspettative di rischio di credito.

Nel caso estremo di crisi aziendale irreversibile, in cui le spese legali di recupero coincidono con i costi di fallimento dell’impresa, la perdita stimata diventa effettiva al 100%.

Nel processo di attribuzione del rating andamentale all’azienda affidata che presenta una persistente punta di extra fido, il giudizio sarà negativo qualora l’azienda non sia in grado di smobilizzare l’extra fido su richiesta formale della banca.

Viceversa, nel caso in cui, l’azienda abbia azzerato (quasi completamente) il fuori fido, facendo ricorso ai vari strumenti di finanziamento offerti dai mercati monetari e finanziari, ed in parte all’autofinanziamento, il giudizio di rating andamentale sarà senz’altro positivo, a parità dei pregiudizievoli sull’imprenditore rilevati dai dati di sistema (CRIF).

Esiste una “corrente di pensiero”, che mi trova assolutamente d’accordo, secondo la quale, per ottenere un’analisi di affidabilità sarebbe opportuno considerare soltanto il rating qualitativo legato al disegno strategico dell’impresa per la competitività, unitamente al rating andamentale che analizza internamente gli andamenti finanziari della aziende richiedenti.

Per il rating quantitativo basato sugli indici di bilancio è necessario associare ai valori un fattore di ponderazione tale che, gli indici assumano valori più ragionevoli e meno fuorvianti.

…Le micro e piccole imprese italiane, avvalendosi della mia esperienza di Credit Manager e Tesoriere di Impresa, possono avviare un graduale percorso per  “correggere” i disallineamenti e cogliere le potenzialità generate da un utilizzo attento delle linee di credito concesse…io sono pronto e Voi?….

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